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Altro che hacker: intercettati i dati dei droni Predator

hackingCi si aspetterebbe che spendendo qualche milione di dollari per acquistare un “drone” – ossia un velivolo militare teleguidato – Predator si abbia poi a disposizione un sistema sicuro. E invece no: fin dagli anni Novanta si sa che un tratto delle comunicazioni tra un Predator e la rete dati satellitare delle forze armate non è criptato, quindi è in teoria intercettabile. L’ipotesi dei militari statunitensi è stata che nessuno, in uno scenario di guerra, andrebbe sul campo a cercare di intercettare a caso trasmissioni via satellite. Solo che l’ipotesi oggi non è più vera: bastano un buon notebook e un software adeguato per scandagliare l’etere alla ricerca delle comunicazioni dei Predator. Ora il Wall Street Journal racconta che i militari americani in Iraq hanno prove evidenti che i guerriglieri iracheni hanno usato dei comuni notebook e un software da pochi dollari (26, per la precisione) per rilevare le trasmissioni video che i droni Predator inviavano alle basi americane. Non è un hacking vero e proprio del drone, ma vedere quello che vede un Predator significa capire dove si trova e dove sta andando, quindi togliere l’effetto sorpresa a un possibile attacco. Si ipotizza ora che queste intercettazioni avvengano anche in Afghanistan. Per curiosità: il software usato dai guerriglieri si trova a questo link. Ovviamente non è nato per fare spionaggio (altrimenti non si venderebbe via Web), ma per raccogliere trasmissioni satellitari lecite.

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dic  09
19
alle 09:35
da Manuel

Ultimo commento:

di Tiziano M. il 01/1/70

Predati i dati :-) Siamo al ridicolo: una "falla" del genere in un sistema da milioni di dollari!


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Un Commento to “Altro che hacker: intercettati i dati dei droni Predator”

  1. Tiziano M. dice:

    Predati i dati :-)
    Siamo al ridicolo: una “falla” del genere in un sistema da milioni di dollari!

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