Rischio Cyber-censura in Italia
In Cina e Iran vige il cyber-oscurantismo non democratico. I filtri iraniani e il Great Firewall della Grande muraglia cinese sono stati attaccati più volte da Amnesty International, Reporter sans Frontières e di recente anche dal Presidente Usa Obama, in visita in Cina. Ora si corre il rischio che il Web Filtering allunghi l’ombra sul Web italiano? Lo sapremo solo domani. Il Web filtering si fa strada nelle ipotesi di giro di vite alla Rete italiana. Scartato per il momento il Ddl sull’anonimato di Gabriella Carlucci, si riparla di filtri e schedature di massa per porre fine “all’industria del fango” che arriva da Facebook e non solo. Facebook ha annunciato che rimuoverà tutti i “contenuti minacciosi” dalle sue pagine appena sarà richiesto il suo intervento. Il social network, popolato da 350 milioni di utenti, ha messo però le mani avanti contro il rischio censura: “Il fatto che alcuni tipi di commenti e contenuti possano infastidire – per esempio critiche alle politiche del governo e alle ideologie politiche – non è una ragione sufficiente per rimuovere una discussione. Questi dibattiti online non sono altro che un riflesso di quello che avviene offline, dove le conversazioni hanno luogo liberamente nelle case delle persone, via email o al telefono”. O al Bar sport. L’AD di Telecom Italia, Franco Bernabè, ha spiegato che limitare Internet sarebbe una “contraddizione in termini”: “È un’operazione destinata a durare pochissimo nel tempo. Internet è il regno della libertà e non della costrizione”. Anche l’onorevole Pier Ferdinando Casini si è espresso contro facili censure, sull’onda dell’emotività . L’Avvenire ha aggiunto che basta il codice penale, per regolamentare, senza adottare la censura. Anche il Presidente della Camera, Gianfranco Fini, chiede moderazione: “Non credo ci sia necessità di norme aggiuntive, ma solo dell’applicazione di quelle che ci sono”. Ma al ministro Maroni, sarà sufficiente? Il Ddl governativo, che sarà discusso al Consiglio dei ministri di oggi, non sembra accontentarsi della Legislazione che già c’è ed è a disposizione di magistratura e Polizia Postale. L’ultima denuncia di Reporter sans Frontières (Rsf) punta il dito contro due dozzine di paesi che al mondo applicano la cyber-censura sistematicamente a un ampio spettro di informazioni. Nella lista nera del cyber-spazio figurano anche Corea del Nord, Arabia Saudita, Cina, Cuba, Tunisia, Egitto, Bielorussia, Birmania, Iran, Siria, Turkmenistan, Uzbekistan e Vietnam. Di recente Rsf ha rilasciato la Guida pratica del blogger e del cyberdissidente, che insegna i trucchi per aggiornare i blog senza finire nelle maglie della censura. Open Net Initiative spiega che il Web filtering inizia dalla black list dei siti a cui impedire l’accesso fino all’Access Denied. Intanto a Bruxelles il Partito dei Pirati svedese presenta all’Europarlamento un’iniziativa collettiva per una Carta dei diritti Internet centrata su Net neutrality e privacy.
da Manuel
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di Tiziano M. il 01/1/70
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dicembre 18th, 2009 at 21:17
Penso che se mettessimo su un tavolo un disco rigido ed una scheda grafica e chiedessimo a quelli che “ci” legiferano in questa materia quale dei due è un router, sicuramente ci indicheranno uno dei due componenti
Ma cosa ne sanno certi pseudo-politici di queste cose? Penso che i membri in forza al GAT, come quelli alla Polizia Postale, sentendo queste scemenze si sbellicheranno dalle risate.
Io, dal basso della mia incompetenza, posso rallegrarmi: c’è chi, “ministro” (wow!!!), ne sa meno di me